Isola di Pasqua: tutte le curiosità da sapere!

Per festeggiare l’anniversario della sua scoperta vi proponiamo qui di seguito tutto quello che non sapevate di voler sapere sull’Isola di Pasqua!

L’isola di Pasqua, conosciuta anche come Rapa Nui, è uno dei luoghi più isolati al mondo; la terra ferma del continente cileno dista ben 3700 km! Quasi 5 volte la distanza tra Milano e Palermo.
Ma partiamo dal principio: l’isola di Pasqua si chiama così proprio per il banale motivo che state pensando. È stata scoperta la Domenica di Pasqua del 1722. A scoprirla fu l’ammiraglio olandese Jacob Roggeveen che vi mise piede dopo che un suo “collega” pirata la avvistò 35 anni prima.
Per festeggiare l’anniversario della sua scoperta vi proponiamo qui di seguito tutto quello che non sapevate di voler sapere sull’Isola di Pasqua!



Gli indigeni la chiamavano Te Pitu o Te Henua; l’isola quindi era abitata e da una cultura curiosamente molto avanzata. Gli abitanti autoctoni dell’isola avevano una propria scrittura basata sui disegni e una struttura religiosa e sociale abbastanza sofisticata. Durante l’epoca d’oro dell’isola si contavano 15.000 abitanti che hanno portato avanti una forte tradizione artistica la cui massima espressione è rappresentata dalle famose teste scolpito nella roccia lavica e alte fino a 10 metri.

Già, le teste, il cui nome più tecnico è Statue Moai, sono uno dei più grandi misteri che circonda l’isola. Uno dei primi esploratori riportò che le teste erano raffigurazioni dei sovrani del passato, ma oggi i ricercatori sembrano in grado di smentire questa teoria. Sembrerebbe infatti essere più probabile che siano raffigurazioni di eroi mitologici e divinità propiziatorie. I primi sarebbero dovuti servire per incutere timore alle masse, le seconde per portare fortuna ovunque il loro sguardo si posasse, motivo per cui molti di loro guardano verso il mare.

Il primo a studiare i Moai fu un ricercatore norvegese che ne dimostrò il processo di scultura e trasporto individuando anche un deposito di statue incompiute e una grossa cava incisa nella parete del vulcano estinto di Rano Raraku.
Uno dei misteri ancora aperti riguardo le statue riguarda tuttavia il metodo con cui venivano trasportate dalla cava alle coste. Il metodo proposto dagli archeologi, infatti, prevede l’utilizzo di tronchi d’alberi che sull’isola sono quasi del tutto assenti. Come avrebbero potuto sollevare statue tanto pensate senza l’utilizzo del legno? La risposta sembrerebbe essere nel terreno, dove i ricercatori hanno trovato tracce di polline di palme cilene che forse ricoprivano l’isola in passato.